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E se una crisi fosse un’opportunità?

Nella vita di tutti i giorni ogni persona può attraversare momenti critici e complicati dovuti a passaggi evolutivi obbligati (legati cioè alla propria crescita) o ad eventi accidentali (come la perdita del lavoro, la fine di una relazione amorosa, il lutto per la morte di un caro, ecc.). Tali eventi – soprattutto quelli accidentali – sono spesso accompagnati da emozioni quali delusione, tristezza, rabbia, frustrazione, senso di inadeguatezza, vergogna, insicurezza, e mettono a dura prova l’individuo che versa in una situazione di squilibrio sia interiore che esteriore. La persona si viene infatti a trovare in un momento di vita caratterizzato dalla rottura di un precedente equilibrio: momento in cui avrà l’esigenza di cambiare i suoi abituali schemi di comportamento poiché non adeguati a fronteggiare la nuova situazione.

 

La situazione di difficoltà in cui ci si viene a trovare richiede di essere protagonisti di un cambiamento. La necessità è quella di confrontarsi inevitabilmente con la scoperta dei propri limiti, quella di far fronte ad aspetti di vita non graditi né forse previsti che, sebbene derivino sovente dall’esterno, agiscono contro il proprio equilibrio interno.

 

È noto a tutti come cambiare non sia indolore: ogni cambiamento richiede infatti costanza e determinazione; accettare l’imprevisto di un momento critico implica il doversi impegnare e sperimentare in un percorso individuale faticoso e inusuale, fatto spesso di sofferenze, ma anche di vissuti positivi. Infatti, nonostante il concetto di crisi rimandi ad immaginari negativi e dolorosi, è bene evidenziare come un tale momento di vita attivi condizioni nelle quali si ha la possibilità di prendere decisioni e fare scelte; ogni momento di crisi può trasformarsi in un’opportunità e in un presupposto per un miglioramento, diventa pertanto un passaggio fondamentale nel processo evolutivo di ciascun essere umano.

 

“Quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla”. (Laozi)

 

Un modo per gestire al meglio il disagio vissuto in tali frangenti e lasciar andare le sensazioni non gradite è quello di tenere un atteggiamento di aperta ricettività, ossia di riappropriarsi di un ascolto profondo di quelli che sono i nostri desideri ed emozioni, partendo anche dal riconoscimento di sensazioni corporee che spesso non consideriamo importanti. In tal modo potremo entrare in contatto con quelle emozioni di delusione, tristezza, rabbia, frustrazione, ecc., al fine di lasciarle andare per far sì che il cambiamento si trasformi in evoluzione e crescita.

 

Qualunque disagio è affrontabile, magari anche con l’aiuto di un terapeuta che possa accompagnarci, passo dopo passo, nel diventare protagonisti del nostro cambiamento andando contro alla tendenza di mantenere inalterata la nostra situazione di vita.

 

Studio Psi.Co.